SOTTO IL SEGNO DI TURAN DEA DELL' AMORE

Claudio de Palma e Franca Raggi

NuovaS1 editrice

Dirigente scolastica, Franca Raggi è laureata in Scienze politico-sociali e specializzata in Sociologia e Psicologia. Nell'opera "SOTTO IL SEGNO DI TURAN DEA DELL' AMORE" del prof. Claudio de Palma ha curato gli aspetti socio-psicologici relativi alla figura femminile nella società etrusca.

Il risultato che ne è scaturito è unico nel suo genere, il lettore viene dapprima condotto per mano in un magico viaggio lungo tutta l'epopea del popolo etrusco dal prof. Claudio de Palma, l'archeologo che ha dedicato tutta una vita inseguendo un sogno, quello di dimostrare, attraverso i viaggi, gli scavi, le analisi sui dati antropologici, culturali, e soprattutto gli studi linguistici, l'origine egeo-anatolica degli etruschi. Le saghe etrusche, Myrina regina delle Amazzoni, la colonizzazione dell'isola Ichnussa (la Sardegna), il mito di Tarconte, le fondazioni di Populonia, Vetulonia, Tarquinia; poi le guerre per il controllo delle rotte marittime, il disastro di Cuma, l'assedio di Siracusa, Postumio l'ultimo vero 'pirata' tirreno, l'egemonia di Vulci sugli altri centri della valle del Fiora, come Castro, Sovana e Caletra, il grande re Porsenna, Cilnio Mecenate l'etrusco romanizzato e Claudio, l'etrusco sul trono imperiale di Roma. Un trattato di archeologia da leggere come un romanzo.

E si arriva così alla parte dedicata alla donna etrusca. Personalmente ho letto tutte le opere di Claudio de Palma, ma proprio tutte, e questa è la prima volta che vedo il nostro professore concedere un bel pezzo di libro ad un coautore che non sia un altro archeologo o un antropologo. Chissà, magari l'avrà fatto pure con una certa remora, non dubitando delle capacità della dottoressa Raggi ma forse temendo una sorta di "contaminazione", lui sempre così scientifico, abituato più che altro a trattati rivolti al mondo accademico, non alla portata di tutti. Ebbene, può fidarsi della mia recensione, da comune lettore ho avuto la netta sensazione di avere acquistato due libri al prezzo di uno!  Cambiando capitolo sono passato dal libro scritto da un archeologo ad un trattato scritto da una sociologa dell'epoca. L'erotismo e l'arte, la storia di Femu, donna sarda sposa in Etruria, Arathia la bellissima fanciulla il cui corpo "sembrava fatto per la corsa e per l'amore", Tanaquilla, esperta di arti divinatorie, Tullia, la lady Macbeth del VI secolo a.C., ambizione e delitto, l'aristocratica Velia da Tarquinia. Appassionante. L'ultimo capitolo descrive l'incontro del marinaio Milone con la cortigiana di Pyrgi "una fanciulla dai grandi occhi neri e dai capelli ricciuti, avvolta in un chitone azzurro intessuto di fili d'argento. Ai piedi due sandali d'argento e nella destra uno specchio di bronzo dai riflessi dorati. La sua pelle era chiara come la luce della luna e le sue labbra rosate si schiudevano in accenti di benvenuto che Milone indovinò senza capirli. Ella lo invitò con un gesto a sedersi accanto a lei, e intanto lo guardava di sotto le lunghe ciglia. Sorrise e le disse qualcosa. Poi aggiunse, additando se stessa: Thalna. Milone capì che quello era il suo nome. Più tardi avrebbe appreso che quel nome significava 'germoglio' in lingua tirrenica. Indicando se stesso, anch'egli le disse il proprio nome. In una coppa d'argento dorato, lavorata a sbalzo con figure di animali, ella gli offrì un infuso profumato. Era una bevanda calda, che Milone bevve volentieri, ed ella bevve con lui. Poi si sdraiò sul divano, poggiò il capo sui cuscini e socchiuse gli occhi.... "    va bene, va bene professoressa Raggi, mi fermo qui, so cosa sono i diritti d'autore, mi sono fatto prendere la mano. In cambio ha tutta la mia ammirazione, e mi creda, non mi riferisco solo al seguito del racconto....

Maurizio Sampieri

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PARTE QUARTA

La donna in Etruria

pag.163-210

Ho lavorato con entusiasmo alla stesura di questo libro perché  pur essendo solo appassionata di archeologia ho  potuto dare il mio contributo sopratutto di donna  applicando al contesto storico della civiltà etrusca le conoscenze della sociologia e psicologia , mettendo così in luce le caratteristiche di fondo di quella società che nasceva matriarcale come già  dimostrato da archeologi e linguisti , tra cui il prof de Palma , ma non  messe in risalto come meritavano. La dea Turan rappresenta la quintessenza del concetto di femminilità del mondo antico, il mondo arcaico neolitico  precedente all’arrivo degli indoeuropei  che porteranno invece al prevalere della  civiltà patriarcale.  Le ricerche  interdisciplinari  in campo archeologico e linguistico hanno provato un rapporto originario tra l’Anatolia neolitica e l’Europa antica e a questo mondo apparteneva anche il popolo etrusco.

Thesan dea dell'Aurora. antefissa fittile dal tempio A di Pyrgi, fine VI secolo a.C.  Roma, museo di Villa Giulia

Una donna moderna, libera, con diritti pari a quelli degli uomini.  Saranno i Romani e i Greci prima e poi il mondo cristiano a portare al prepotere della società patriarcale ,al senso del dovere familiare sopra ogni altra esigenza e solo nel secolo scorso si è ripreso il cammino verso la parità dei diritti tra uomini e donne e tuttora nella maggior parte del mondo questo è un percorso tutto da compiere..

Nel libro si vede Turan come divinità femminile erede del mondo antico, divinità della terra e della fecondità, Turan come fonte di vita. Le donne presentate nel libro sono ognuna un esempio di questo mondo : ricche di gioia di vivere e libere da preconcetti e ipocrisie. Ogni figura di donna presentata nel libro  riguarda un momento importante della storia e della cultura del popolo etrusco :

La dolce fanciulla sarda Femu, ricostruita dai reperti di una tomba della necropoli di Cavalupo a Vulci,  rappresenta il legame  che univa Sardegna ed Etruria ed era già  antico nel IX secolo. La donna sarda sposa in Etruria aveva nel suo corredo riproduzioni miniaturistiche tipiche sarde in bronzo:  un tronetto, una cesta porta corredo e un sacerdote benedicente

Arathia,  sempre dal corredo di una tomba dell’VIII sec trovata nel Lazio non lontano dalla foce del Tevere ci  raffigura la vita di una donna guerriera o cacciatrice.La tomba è stata ritrovata nel il 1973 e per la ricchezza  degli ornamenti personali e la presenza di un carro, simbolo della sua appartenenza  alla nobiltà del tempo, è stata chiamata la Tomba della Principessa. Il corpo era adagiato sul fondo della fossa, ricoperto da una fantastica stola di lamina d’argento con un prezioso ricamo, sul petto un pettorale di lamina d’oro, ai lati del capo due fermatrecce a spirale d’oro. Sulle spalle due fibule di bronzo con l’arco ricoperto da  grandi pietre di ambra alternate a lamine d’oro, sul capo un velo trapuntato da centinaia di anellini di pasta vitrea  La tomba inoltre era ricca di corredo funebre come piatti, tazza, kàntaroi, calici ecc

Faccio notare che anche in molte tombe  di donne etrusche  è stato trovato un corredo includente armi, a riprova della discendenza dalle donne guerriere  come le Amazzoni.

Larth Velkha e la sua sposa, seduti a banchetto, dalla tomba degli scudi, Tarquinia, III secolo a.C.

(pag.190)

Si passa successivamente a  considerare figure che potremmo definire storiche come la principessa  Larthia della famosa tomba "Regoli-Galassi" a Cerveteri, così detta dai nomi dei suoi scopritori.  In essa venne trovato un tesoro di ori, bronzi e argenti, di produzione etrusca e d'importazione dall'Oriente, nelle forme artistiche tipiche di quel periodo - il VII secolo a.C.- chiamato dagli studiosi 'orientalizzante' proprio per la forte influenza delle forme e delle decorazioni dell'Oriente mediterraneo.

Inoltre figure più note come Tanaquilla , regina dei Romani, e Tullia, figlia di Servio Tullio,

per finire con un personaggio tipico della cultura etrusca ma anche fenicio punica: una sacerdotessa di Astarte , nel porto di Pyrgi, frequentato infatti da marinai e mercanti fenici, ciprioti, greci ecc. che praticava la cosidetta prostituzione sacra questo non solo per arricchire il tempio ma anche per costituirsi una dote.

Poi sul mondo etrusco scese il silenzio

Franca Raggi