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Seconda parte: 1916

 

Ontagnano 1 gennaio 1916

Anno nuovo vita nuova! … Vita nuova o vita migliore, non materialmente però … Gesù, no … ma deh! Sul mio animo, sul mio povero cuore, fate risplendere un raggio del vostro amore. Che io non ritorni solo …

2 gennaio = Penso alla famiglia, alla mamma, agli amici … Penso e piango.

3 gennaio = Penso e sono triste … Oggi dovevo partire per la licenza.

4 gennaio = Sono triste … ogni mia speranza migliore è svanita … Oggi dovevo essere a casa.

5 gennaio = Stamane ho pianto sangue nel cuore e nell’animo … Se fossi stato presso la mamma! …

6 gennaio = Quanti ricordi, quanti rimpianti, in questo giorno! …

- Epifania del Signore -

Oggi non ho pensieri … del resto non ne ho mai … sento solo vivissimo ed opprimente un rimpianto: io vorrei tornare bambino per essere buono … per vivere una giornata candida presso la mamma coi doni che il Bambino Gesù veniva a portarmi allora … il giorno della vecchia …

Che bel sogno e qual triste realtà! …

Soldato e proprio nel più largo e basso senso! Certo i grognard non erano da meno di me, se non nei baffi che io non ho … nel resto possiamo darci la mano o vecchi veterani di tutti i tempi: solo io non fumo e non bevo né bestemmio, né sono uno scostumato. Nel resto siamo pari …

Zaino, armi, coperte … corredo intero … tutto tutto parla delle vicende liete e poco liete di questa vita … Questa ruggine su la gavetta ci ricorda l’acqua dell’Isonzo … questa polvere, queste macchie rugginose vengono dal Carso …

Questi buchi nel mantello vengono dal San Michele e furono palle nemiche …

E che dire di questi insetti? … Essi sono i secolari compagni dei soldati d’ogni tempo … e basta … E nella mente neppure un pensiero … per noi pensa il governo e il comando … Noi non siamo che macchine …

7 gennaio = Sono triste, sto male, sono pieno di fiele … Si vive da cane così nel sudiciume … fra i pidocchi e i sorci.

8 gennaio = Prendete un uomo, cacciatelo qui lungi da ogni affetto, da ogni ideale … fatelo vivere in un ambiente come questo, morir di fiele … pieno di pidocchi …

9 gennaio = Arrossisco da me stesso: non oso pensare al passato.

Mi vergogno a scrivere ai miei cari …

Non parlo più con nessuno, non sono più io …

10 gennaio = Domani forse si riaprono le licenze … Potessi partire … riabbracciare la mamma con i miei cari tutti … i miei amici …

Poter risuscitare …

11 gennaio = Le licenze si riapriranno il 16 … Ci fanno proprio morire goccia a goccia. Il 3, poi l’11, poi il 12 … ed ora il 16 … C’è da impazzire! …

Chi potesse portar pazienza! …

12 gennaio =

Ergon le cime

irte e umide e i grigi alberi muti.

Quai nel pensier cui la memoria opprime

i dolci anni perduti.

Carducci.

Proprio così … Campagna brulla, alberi nudi … e rimpianti …

13 gennaio = … Anche il mio petto è un mar profondo, e di tempeste … L’anima mia rugge nei flutti … Che vita! … Che giorni! … Senza ideali! … Senza animo! …

14 gennaio = Non ho voglia di scrivere di nulla … Non so scrivere di nulla … Non so più pregare … Gesù mio!

Ontagnano 15 gennaio = Che gran commedia che è il mondo e la vita! … Il cannone grande professore di Metafisica! … questa è del dott. Necchi! Perciò io ho sempre odiato la Metafisica! …

16 gennaio = Chi mi libererà da me stesso? Chi mi renderà ciò che ho perduto?

17 gennaio = Oggi festa speciale: nell’esercito le bestie sono molte.

E ne abbiamo tante attorno delle bestie! …

18 gennaio = Sono più ispido d’un riccio: esplodo come una bomba! Proprio non sono più io! Quando ritornerò?

19 gennaio = Gesù io penso con raccapriccio a ciò che ho perduto, a ciò che ero prima … alla felicità che sentivo nel Vostro amore!

20 gennaio = Gesù. Io mi vergogno se penso al passato: perdonatemi. Voi che siete buono e potete salvarmi.

21 gennaio = Domani forse parto per la licenza: riabbraccerò la mamma, i miei tutti. Vivrò 15 giorni di vita civile! …

22 gennaio = Partenza per la licenza. Viaggio in tradotta: l’undicesima piaga d’Egitto.

Sono otto mesi che manco da casa! … Otto mesi sono ben piccola cosa; ma se passati in guerra valgono per un secolo …

Quante volte, al fronte, mi è venuta, nel mio capo vuoto, nella mia mente paralizzata, fulminea la persuasione che mai più avrei visto la mia casa. E così anche in mezzo al grandinar d’ogni sorta di proiettili, quando tutta la nostra attenzione è tesa e concentrata nell’istinto di salvare la vita, per un poco la figura dolce di mia mamma, mi ha fatto sostare per un poco, facendomi sentire una tenerezza, che potrebbe sembrare inconcepibile durante gli spasimi che l’animo soffre nella battaglia … E domani parto per la licenza. Che dico!

Stamattina stessa, perché ormai è passata mezzanotte …

E domani sarò a casa mia. La prima a vedersi sarà la mamma.

E’ domenica domani: quando arriverò io il babbo sarà a Messa, i fratelli a letto, perché voglio arrivare di buon mattino …

Come sarà lunga oggi la giornata in treno … Fino da ieri sera ho preparato il tascapane, la borraccia e arrotolato la coperta e il mantello … Questo è il bagaglio prescritto.

Se potessero parlare questi capi di corredo: che storie tragiche racconterebbero. Essi sono i migliori e forse i soli testimoni della vitaccia che ho fatto … a dir vero in loro linguaggio parlano … e come! il mantello è tutto bucato: che dirà la mamma al vederlo? E starò a casa 15 giorni … Come voglio divertirmi …

I miei compagni di viaggio sono tutti desti: ognuno di loro a volte sì agita un po’ tradendo l’interna emozione. Ognuno avrà su per giù gli stessi miei pensieri …

Dobbiamo essere a Palmanova per le 7, il treno, se è in orario, parte alle 9 e mezzo. Noi però dobbiamo passare per Meretto, facendo così a rovescio più di cinque Km … Coi soldati, come si vede, non ci si guarda tanto …

Sono le tre … Ci alziamo è ora … così non perderemo il treno.

L’impazienza ci divora tutti. Su, presto! Via! … E’ tardi! …

Ognuno, anche se non è pronto e in ordine, protesta di partire senza aspettare gli altri … qualcuno più filosofo di noi, ha pensato ieri sera di prendere un antinevrotico, con una sbornia solenne: anche stamattina se ne risente, e con una voce un po’ incerta prega di aspettarlo, teme di smarrire la strada! …

Usciamo dal nostro fienile: un mattino buio pesto, pioviggina, sotto i nostri piedi il fango schizza fino sui visi. Per far più presto pigliamo traverso i campi … poi, via! diamo la stura alle nostre canzoni del giorno di festa; e a tutta canna cominciamo il coro: “Siamo borghesi a casa si va! …“

Attraversiamo prati, siepi, filari di vigneti, terreni arati, seminati, fossi …

E dire che ieri sera ebbi cura di ungermi le scarpe! … il tascapane pesa assai … la coperta e il mantello ci toglie il respiro … Non conta nulla … Quando sarò a Palmanova, se posso, mi prenderò il fucile tedesco; raccolto proprio sul campo di battaglia … Che meraviglia deve essere per i miei a casa.

Arriviamo a Palmanova che è ancora buio: vi sono tre ore buone per intirizzire dal freddo e per morire d’attesa … Abbiamo visto la cosiddetta ‘tradotta’, una lunga fila di carri bestiame arredati per trasporti militari: cioè con panconi sconnessi e un lumicino ad olio; non so dove il governo abbia scovato il nome ed i carri per farci viaggiare tanto catastroficamente!

Finalmente ci ammassano in un capannone e poi ci fanno uscire uno per uno sotto gli sguardi di un maggiore grasso come una botte e di parecchi terribili carabinieri … Polifemo quando voleva prendere Ulisse, mentre le greggi uscivano dall’antro, forse era in volto meno fiero di questo maggiore e di questi vecchi soldati, che noi, poiché siamo stati al fronte, guardiamo con aria significativamente rassegnata e sprezzante.

Ci inquadrano a gruppi di 40 … Abbiamo subito compreso: cavalli otto uomini 40 …

Ciò vuol dire che un cavallo, sulle ferrovie dello stato, vale quanto 5 soldati …

Finalmente siano in carro … ho potuto trafugare, sotto il naso dei carabinieri, il mio trofeo … dopo lunga attesa il treno parte in mezzo ad “evviva”!

Il viaggio in tradotta, sa un poco di tutti i sistemi di viaggiare dall’era della pietra ai giorni nostri.

Lo stridere dei carri sulla ghiaia, il beccheggio del piroscafo, le vertigini dell’automobile, gli urti più bruschi, le panche dure e per finire un freddo terribile, quantunque ci abbiano ammassati come acciughe in un barile …

Si va avanti a salti: a rompicollo, o piano come formiche; ci fermiamo un poco da per tutto: in mezzo ai campi … nelle stazioni davanti ogni disco …

Su di noi tutti hanno la precedenza … anche le casse vuote della sussistenza …

Il treno corre con discreta velocità: il carro cigola tremendamente minacciando sfasciarsi ad ogni giro di ruota … ad un tratto sento un cozzo: chi è in piedi cade, chi è seduto batte il capo in qualche cosa …

Il treno è fermo … salutato da tutte le imprecazioni possibili …

Si sta fermi, si attende rassegnati fin che si vuole … o meglio finché vuole il capotreno … Poi un urto … uno strappo … siamo ancora fermi: è il preavviso.

Attenzione alla testa … un altro urto … un cigolio, uno strappo, un rumor di catene e di ferracci … poi un altro urto seguito da un crescendo di quel movimento di beccheggio che si prova in alto mare.

Siamo di nuovo in marcia … Stavolta speriamo correre un pezzo, cioè magari fino al primo disco che troveremo certamente chiuso …

Intanto è ormai sera e debbo ancora mangiare … le mani sono di tutti i colori: della ruggine, del fumo, del carbone, del fanghetto viscido che copre il pavimento … sono insomma del colore del vagone … Con queste povere mani mangio un po’ di pane e via … cioè via col treno …

Siamo in ritardo di 4 ore, dovremmo essere ormai presso Ferrara: siamo ancora a Padova.

Incontriamo treni carichi un po’ di tutto …

Dalle reti dei finestrotti nostri, guardando ai finestrotti dei treni che incrociamo, vediamo promiscuamente orecchie di quadrupedi, corna di buoi, e visiere di soldati …

Diciamo subito: - è un treno militare …

I treni borghesi, quelli che portano la prima e seconda classe, li salutiamo sogghignando; ai diretti che ci oltrepassano sbuffando diciamo invariabilmente: - Se tu corressi fino al fronte! …

Ai signori che pranzano nei restaurant: guardando coi nostri occhi pieni di sonno, di attesa, di fame, gridiamo: In prima linea! …

E’ già buio, fa un freddo terribile: fuori una nebbia densa e gelata: dentro un lumicino ad olio, che dondola in tutti i lati …

E non fa che far buio, fumo e puzza …

Di noi: chi dormicchia, chi tenta mangiare, chi batte il tempo coi piedi e col dorso, chi canticchia, chi impreca, chi cerca qualche … freddura per ammazzare il freddo, il tempo, il viaggio.

Chi ne fa le spese è lo stato e il governo.

Ogni disco si trova ritualmente chiuso … Un urto: siamo fermi … due urti: si parte …

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.A cura di Maurizio Sampieri