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Prima parte: 1915

 

1 Novembre = Giorno di tutti i santi … Qui sembra sia il giorno di tutte le morti …

2 Novembre = Giorno dei Morti … Oggi è la nostra festa! Ho raccolto vari feriti: mi ha proposto per la medaglia di bronzo.

4 Novembre = Sono scampato per grazia del Signore …

Uno shrapnels ha fracassato il mio nascondiglio: io ero fuori … è morto un mio soldato; sono stati feriti due.

5 Novembre = Ho visto crollare una casa dalle tegole alle fondamenta …

E’ crollata sotto un 305, cadendo su soldati, muli e carri … i sassi ruggivano per ogni dove … chi poteva fuggiva … i feriti urlavano! …

6 Novembre = Si parte da Sagrado … A Gradisca le palle ronzano per la piazza come le mosche d’estate … Gradisca deserta e intatta l’erba cresce sulle piazze …

San Vito al Torre … Rivediamo la popolazione civile … le donne … riviviamo la vita! … Lungi il cannone tuona …

Ontagnano. Piccolo paese presso Palmanova … Qui godremo il nostro riposo. A pochi giorni di distanza pare impossibile di aver vissuto giornate così tremende!

22 dicembre = Però tu mi sei tanto caro, mio povero libretto, mio fido compagno, testimonio dei miei pericoli! Vorrei che tu sapessi dire, quanto in te non ho saputo né potuto scrivere; vorrei che tu sapessi rappresentare ciò che l’umana lingua non può dire. Vorrei che tu sapessi far capire agli uomini quanto grande sia la misericordia di Dio, e quanta la rabbia degli uomini, quanta enorme la disgrazia della guerra … e quanto coraggio ispiri Gesù al soldato che lo ama e lo teme.

 

 - Il Natale 1915 -

Piove a catinelle: il cortile, le strade, i campi: un lago di acqua, un condotto di fango. Domani è Natale! … Chi sa esprimere i ricordi, i sentimenti, i rimpianti che oggi sono passati per il mio povero capo? Chi sa ridirmi i rimpianti del mio povero cuore? Quando ero a casa … ma il ricordo è tanto lontano. Meglio: quando ero in collegio, che gioia pura e intensa vicino a Gesù. Quanta festa! Quanta poesia gioconda.

La sera la cena allegra, gaia e saporita … Poi la funzione nella Chiesa, fra lo sfarzo degli arredi, degli addobbi, della luce … E poi a letto caldi, caldi, pregustando la gioia del dimani, giorno dì Natale … e l’ebbrezza del dopodomani in famiglia … Chi mi ridarà tanta gioia! Mai più tanta festa! … Però come è dolce l’illudersi, il rivivere quei giorni.

Miei cari amici, miei dolci fratelli nell’ideale santo che ci inebbriava, dove siete voi ora? Dove le vostre piacevoli conversazioni. Vi ricordo ancora tutti, tutti … ricordo ancora le nostre innocenti e furbesche avventure … vi riveggo tutti: dove siete?

In questo povero e freddo fienile non ci sono che io … tutte facce mai viste … tutti visi stanchi e tristi … Poi fango per tutto: nel pavimento, sulle coperte, sulla paglia, su le coperte, sugli zaini, su le sciabole. Un vociare banale di ubriachi, un’atmosfera fredda graveolente di fumo di pipa, un motteggiare sgraziato e sconcio … Oh! Povero, sono ancora e sempre soldato! Il quarto Natale sotto le armi, il terzo in guerra.

Oggi è Natale.

Come è triste questo giorno! Tutti i rimpianti possibili ed impossibili. Tutti i ricordi, tutte le tristezze …

Piove: quindi freddo, fango e umidità gocciolante e sozza da per tutto …

Capo d’Anno … Piove acqua e fango e noia e tristezza … La mamma mi aspetterà a casa … Povera mamma!

Non so se più mi affligga la condizione disagiata in cui si vive o questa patina di tristezza, di freddezza di indifferenza, direi quasi di scettico pessimismo in cui versa l’animo mio.

Quest’oggi il Capitano ha fatto un discorsino: mi ha quasi commosso col rievocare le famiglie lontane, poi è un buon uomo il Capitano … E così quest’anno finisce triste ed esecrato e stanotte ne è cominciato un altro …

Molti ieri sera erano ubriachi: all’appello è successo una scena da operetta …

Il Capitano è stato applaudito …

E così finisce quest’anno, questo anno sciagurato, maledetto, esecrato. Anno di dolore, di cattiveria, di odio … Disillusione! … Chi direbbe che lo scampare alla morte possa essere una disillusione? …

Pochi lo crederanno, eppure Gesù sa se e come è vero. Chi lo direbbe che si possa scampare tante volte la morte in circostanze tanto difficili? … e con tanta indifferenza? … Deve proprio costar poco la vita se si arriva al punto di giocarla con tanta disinvoltura…

Come sono sciocco! … Tante volte mi sono preso il ghiribizzo di pensare che cosa avrebbe potuto costare la mia vita, date tutte le circostanze in cui versavo. Spesso non l’avrei pagata io stesso un centesimo! … Ed ero serio, calmo, compunto.

A che dunque faticar tanto per la vita? … Perché amarla tanto? E la vita è ciò che noi possediamo di migliore … Siamo in verità assai poveri! …

Non vi è nulla di vero che il bene e la religione e il timore e l’amore di Dio.

Gesù datemi solo il vostro amore …

Post nubila Phoebus! Così il poeta latino … Quando per me spunterà il sereno? …

Quando per me finirà questa notte triste e lunga, disgustosa tutta buia e senza stelle? Quanto desiderio io sento di un bel sole che schiarisca il mio animo ammuffito! … Se non sarà il sole ridente del mattino radioso, sia quello cocente del meriggio, sia quello ormai senza speranza della sera. Ma venga il sole! …

Vi sono dei giorni in cui io ho avuto invidia di chi è morto!

Ho passato dei giorni in cui la cosa più desiderabile mi è parsa la morte e desideravo vivamente comparire davanti a Dio, come si desidera di vedere un amico. Perché non sono morto allora?

Io veggo tutta la bellezza sublime della missione del sacerdote sulla terra. Mi adiro perché questo ambiente mi allontana dalla perfezione che ad esso stato si addice …

Quanto sono stupido! Un altro, in mio posto, saprebbe accrescere il merito a dismisura, col sopportare ogni molestia.

Io, invece, mi adiro, mi rodo, mi amareggio sempre più la mia vita … e così mi sento cattivo … e lo sono di fatti …

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.A cura di Maurizio Sampieri