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Prima parte: 1915

 

Siamo in Austria, o meglio, nella terra redenta … non posso fare a meno di ammirare i bei campi di granoturco e le viti e i gelsi andati a male … questi poveri agricoltori chissà dove sono!

Poveretti!… E qui era l’Austria, non si direbbe, che si varcasse così presto il confine di due nazioni nemiche.

La stessa terra, la stessa polvere, la stessa campagna.

Intanto si marcia … Per la strada e per i campi soldati di tutte le armi e specie … passano i Bersaglieri … passa l’Artiglieria, e bisogna saltare nel fosso per salvarsi! E poi un alt! Proprio al sole, senza un po’ d’ombra … si sente furioso il cannone … si ritorna dove era il vecchio accampamento e bisogna di nuovo rifare la casa …

A Ruda.

Stasera si parte! … Si disfan le tende e si preparan gli zaini …

Sempre così! … Questa povera mia tenda ormai non ha più un bottone od un occhiello che dia affidamento … di picchetti, poi!

E’ venuto a vederci il generale di Divisione: mi aspettavo un discorso, ha notato che i picchetti delle tende non sono d’ordinanza … Sfido, ha inciampato in uno alto mezzo metro! …

E’ già buio. Si marcia … Dove ci condurranno? …

Passiamo strade, campi, torrenti … sulla nostra sinistra si sente il cannone e la fucileria … dei razzi luminosi vengono ogni tanto ad abbagliarci.

Ci teniamo sulle sponde del fosso: il mezzo della strada è corso a rompicollo da carri, cannoni, autobus, motocicli, ecc. …

Dalla bocca non respiro che polvere, dalla borraccia bevo la polvere …

Medea, Chiapris, Campolongo, Crauglio … tutti paesi occupati, o meglio, redenti. Ci fermiamo sulla strada.

Bagnato di sudore mi getto sulla sponda del fosso con lo zaino ancora agganciato … Gesù! Non ne posso più.

Quanti pensieri, quanti ricordi!

Molti interventisti ora dormiranno comodamente! E la mia mamma, e i miei amici?

Nascondo la fronte fra le erbe molli di rugiada; e così attaccato allo zaino, come un somaro al basto, m’addormento e sogno …

All’alba si riprende la marcia; entriamo a Ruda …

Un campanile in costruzione, bello e maestoso; quando, bella campana, farai sentire i tuoi rintocchi di pace e di divozione?

Gesù, quanto volentieri, vorrei entrare da Voi!

Ruda. Paese redento! In Italia la crederanno magari una grande città! … è un bel paesino.

Vorrei esservi il parroco per consolare tanti dolori! …

Tutti gli uomini validi sono in Austria sotto le armi, o morti, o prigionieri.

Ci alloggiamo in un fienile e in uno stalletto, dove un maialetto grugnisce di cuore. - Ci mettono proprio coi maiali! - Esclamo.

- Tacete! — mi grida il tenente — non c’è bisogno di lamenti! —

Al cimitero veggo le prime tombe dei soldati caduti! …

Partenza pel fronte = — Tenersi pronti per partire a mezzanotte: che tutto sia in ordine per entrare in azione! — Si parte …

Noi soldati non sappiamo nulla, ma a quanto sembra, fiutando l’aria, questa deve essere la buona; ne sono pienamente convinto; ne sono anche contento.

Sì, ne sono contento; ho fatto stamani la comunione; Gesù mi ha parlato al cuore in modo insolito oggi.

Sento di andar contro al pericolo … ma non l’ho io forse desiderato da Gesù? Sì, l‘ho desiderato per soffrire per Gesù, per dargli la vita pel mio prossimo, per darmi tutto a Lui. Per sentire l’ebbrezza di poter tutto, in un istante solo, offrire a Gesù il mio essere per il suo amore …

Si inizia la marcia … un tenente si inquieta perché nel buio siamo lenti ad ordinarci … finisce col darci dei vili e ci minaccia! E’ il tenente Crocco … il solito! Sono vecchio della vita militare e della guerra, però questo fatto mi ha recato tanto male … Sentivo anch’io, invece, il bisogno di una parola di incoraggiamento! …

Ma perché pensare e turbarsi per le parole di un uomo? … La mia mamma me ne direbbe tante delle buone parole, così i miei superiori, i miei amici, il mio amico …

Ah! E’ vero … Gesù. Vi ricordate tutte le mie preghiere? Vi ringrazio, chè forse siete per esaudirmi. Mai come ora mi sono sentito pronto ad ogni sacrifizio … se vedessi la morte, Gesù, l’abbraccerei subito, per sentirne il suo bacio freddo … per unirmi a Voi per sempre, nella certezza di ottenere quanto desidero; l’oggetto cioè di tutti i miei sogni più dorati.

E poi io mi volevo far prete per soffrire … Vi ricordate, Gesù, i momenti della mia ordinazione? Ve lo giurai allora: benedetto dunque Voi, Gesù, che mi avete qui condotto … Non potevo essere sacerdote … mi si sbarra sempre la strada … almeno potrò soffrire per Voi, offrire a Voi la vita per il mio prossimo che muore …

Gesù io non invidio nessuno. Domani non Vi potrò ricevere … all’alba saremo al fronte. Se volete concedetemi una Comunione di sangue; che sia io questa volta la vittima! Voi pero, Gesù, esauditemi; che io non ritorni solo … No, meglio mille volte la morte, piuttosto.

Addio a tutti i miei cari: alla mia mamma, ai miei superiori tanto buoni, ai miei amici. Voi consolerete la mia mamma, voi soprattutto mi esaudirete … Io non voglio tornar solo …

    Alt! Guai a chi accende fiammiferi, il nemico ci vede! –

Nel deporre lo zaino urto in un reticolato …

Abbiamo passato il Torre … e Villezze dal campanile con la cupola alla bizantina. Improvvisa, fulminea, terribile, alle nostre spalle una batteria apre il fuoco … è nostra ma … la vampa sembra la folgore, l’aria lacerata dai proiettili manda singulti … i proiettili passano sulle nostre teste.

Gesù ci siamo …

La maggior parte di noi rimane atterrita … io distinguo subito che i colpi son nostri e mi affanno ad incoraggiare …

-     Avanti! …

Tutti gli uomini sono rannicchiati nei fossi: sembrano attaccati alla terra … bisogna rialzarli di peso.

Pieghiamo a sinistra per trovare il ponte … per passare l’Isonzo: il sacro fiume.

Groviglio di fili, viti, granoturco, travi, ripari improvvisati, piante abbattute … E nel buio incerto in tutto si inciampa …

E poi gli scoppi della nostra artiglieria non sono i soli a turbar l’aria del mattino … Cominciano a sentirsi dei colpi cupi, rimbombanti, come fuochi artificiali, preceduti da un fischio, da un lamento urlante, da un guizzo di fiamma …

Non c’è più dubbio: è l’artiglieria nemica. Avanziamo faticosamente in mezzo alle piante, ai pioppi ed agli acaci che coprono il fiume; la strada è appena tracciata. Ecco il ponte. I soldati del genio, appiattati dietro un argine, ci dicono di correre perché il nemico tira …

Il ponte rimbomba sinistro sotto i nostri passi.

Una lunga fila di barche, legate ad ormeggi, sostengono il tavolato … delle frasche disposte qua e là hanno il pietoso incarico di confondere il tutto col verde dell’acqua. I colpi nemici però sono frequenti … stuoli di gabbiani e di altri uccelli acquatici starnazzano sul nostro capo. Come è lungo questo ponte, come è largo questo fiume!… E dire che si va forte assai …

Il ponte non copre tutto il fiume, ma solo due tratti, dove è la corrente.

Passato il primo, e vedendo il secondo tratto già bersaglio del nemico, si prova una certa ripugnanza a infilare quelle tavole.

Che sia paura? … Poi c‘è da attraversare una vasta soldataglia … Mi viene in mente Renzo al passaggio dell’Adda.

Lui almeno fuggiva dai birri … noi invece andiamo contro al nemico.

I cavalli impauriti non avanzano più, e si fermano; i proiettili nemici fanno presto ad avvicinarsi ai carri: i conducenti urlano, qualcuno scappa. In pochi torniamo addietro: afferriamo i raggi delle ruote e così, con zaino addosso, cacciamo avanti carri e cavalli … e i proiettili ci accompagnano …

Si prende per una piccola strada che costeggia il fiume e mette a Sagrado. Per tutto si inciampa in soldati, rannicchiati, aggrappati, dietro ogni riparo. Qua e là cumuli freschi e rozze croci fatte con semplici rami intrecciati … segnano a qual prezzo si conquisti la gloria … e la terra.

Facciamo ’alt’ dietro una piccola casa e un muro di giardino. E’ stata una provvidenza: due soldati attardatisi nella strada cadono feriti …

Poi riprendiamo la marcia ed entriamo a Sagrado sotto il fuoco nemico …

Sono le otto del mattino.

Sagrado.

Pare devastato dal terremoto. Case diroccate e bruciate, case che bruciano, case che crollano, che si incendiano. Non ve ne è una sana: ognuna ha le sue ferite da mostrare. Che catastrofe! Non si può descrivere, bisogna vedere! Imposte, mobili, biancheria, tutto devastato e sossopra … Che strage di vetri! …

E dire che sarebbe sì bel paesino! Qui a piedi del Carso, ombreggiato dai suoi boschi e dai pioppi dell’Isonzo …

Il magnifico ponte in ferro è stato tagliata dai Tedeschi! … Una campata intera e in acqua.

Ci rechiamo in un locale che era scuola ed era forse bello prima.

Ora pare il regno del caos.

Scuola di canto, di musica e di arti e mestieri; ora si potrebbe chiamare un deposito di tavoli fracassati, di bottiglie, di mortai per pestar colori, di squadre rotte, di libri bruciacchiati. Le mura son tutte sforacchiate, le imposte strappate ed asportate …

Ci disponiamo in fretta per ricever feriti.

Tutto attorno piovono fucilate. Ci sta a ridosso il monte che sale a Castelnuovo: tutto verde di pini. Che bel panorama! Peccato che qua e là macchie rosse indichino le piante disseccate dalla guerra, e che sulle cime dei pini scoppino sì spesso gli shrapnels.

Sagrado doveva essere un bellissimo paese: una cittadina col suo ponte, la sua stazione, i suoi boschi, la sua posizione, le sue industrie. All’ombra del Carso, lambito dall’Isonzo!…

Il mio plotone viene radunato per avanzare a raccoglier feriti.

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Pagina 4

.A cura di Maurizio Sampieri