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Prima parte: 1915

 

E’ domenica, e nella chiesa accanto è già uscita la Messa cantata: vi scappo subito con la sciabola che sbatte sul selciato e la rivoltella che ormai scende dalle anche …

La mia comparsa porta un po’ di distrazione in quei buoni campagnoli: tutte donne, ragazzi, giovani e bambini.

— Come è sudato, povero figlio — bisbiglia qualche mamma nel suo dialetto friulano … — Come è impolverato —.

I bimbi guardano e ridono … Qual brutta vita è la nostra! Gesù, come sento ora di amarvi, come conosco ora tutta la dolcezza della vostra casa … : Quam dilecta tabernacula tua, Domine … Qual benessere mi porta il Vostro tempio, col suo incenso e i suoi canti … E poi qual dolce effluvio di soavi rimembranze …

Senza avvedermene sono arrivato al presbiterio … Però la sciabola ha battuto rumorosa in un banco … Ecco la dura realtà! … Gesù, Dio degli eserciti, Voi che siete buono e generoso esaudite i miei desideri buoni …

La folla esce dal tempio fra un forte rumoreggiare dell’organo ed uno scampanio festevole … a gruppi si dirigono verso casa.

Tutti, passando davanti al nostro accantonamento: il soldato è sempre una bestia rara, che si guarda volontieri … meglio distrarsi che destare tante memorie …

Al Vespro ho dovuto piangere là nella Chiesa davanti all’altare della Madonna … Oh! è doloroso vedersi crollare di nuovo le più care speranze … Domani in marcia di nuovo.

Sono appena le tre e di nuovo si marcia … quanto sono lunghe queste strade misteriose, quanto lontani da raggiungere questi paesi dai nomi semibarbari … e quanto distante la tappa! …

Il sole di giugno abbrustolisce, lo zaino pesa tanto, come un macigno; non se ne può più.

La strada è lunga e diritta perciò monotona e sfibrante … Lo zaino pesa tanto: ma certo pesava dì più la Vostra croce Gesù —.

Nessuno ha la forza di parlare, si sente solo il battito stonato e strascicato delle scarpe … Udine si profila laggiù … la giriamo a sud … altri tre campanili da oltrepassare, poi facciamo tappa fra Zugliano e Terrenzano.

Ora non siamo più soli. Un mare di soldati ci circonda.

Attorno a Terrenzano e Zugliano (comune di Pozzuolo) si trova tutta la 28-esima Divisione, quella di cui anche noi facciamo parte. A Zugliano faccio la festa di S.Luigi; piove a catinelle; scappo a Messa; rischio la prigione.

Il cannone romba lontano lontano, là sull’Isonzo: in alto si scopre a fatica il drachen ballon: là si combatte.

Marcia terribile. Sono appena le tre del mattino, e già tutto il campo è in subbuglio: tutta la divisione è in piedi: si sente un baccano infernale …

Nel nostro piccolo accampamento sono sparite tutte le tende, e vi è una confusione magnifica.

Si tratta di distribuire il caffè assieme al primo rancio: converrà fare i ruminanti, il secondo rancio lo piglieremo il Signore sa dove.

Finalmente si parte, non senza una ramanzina e una sequela di minacce del Capitano …


 

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Quest’oggi il cielo ci promette poco di buono.

Dopo un’ora di marcia: alt! un ponte sfondato dal parco Genio …

Una botte di vino rovesciata in un canale … che brutta marcia: mezz’ora di passo poi fermate di un’ora con lo zaino in ispalla al bel sole di luglio!

Ci precedono i Bersaglieri, e noi li sorpassiamo più volte.

Il Capitano è proprio di malumore, non fa che minacciare la prigione. Va bene: mezzogiorno, fame, sete, caldo, senza meta fissa, e la prigione che ti pende sul capo…

Passiamo Pavia, Percotta e tanti altri bei paesetti, da per tutto vi è la traccia di accampamenti: quanti disgraziati mi avran preceduto per queste strade lunghe, monotone, senza ombra e senza pozzi: oggi non ne posso più.

A Percotto mi piglio un mucchio di insolenze perché ho tentato empire la borraccia: il plotone si è squagliato tutto, e il capitano urla a perdi-fiato che io faccia zaino in ispalla.

L’accontento subito: ci sono io solo, mi crocifiggo sullo zaino, mi appoggio ad un albero e aspetto.

Arrivano intanto i soldati di corsa; il primo ha una bottiglia di vino, malcapitato, il capitano gliela scaglia via … che fraternità questi ufficiali.

Si ripiglia la marcia; mi brucio dalla sete; non c’è che rosicchiare del pan secco ed il cannello della borraccia.

Dove si va? … Non lo sa nemmeno il capitano. Ci ha fatto sempre sbagliare la strada, con tanti Km. di sopramercato.

Intanto il sole d’Italia brucia il cervello …

Passaggio del Confine.

Sono le due … là in fondo c’è il vecchio confine … vi arriviamo: campi di gelsi di qua e di là, un palazzo per la dogana … una pietra rovesciata: mi viene in mente Cesare al passaggio del Rubicone.

Io più fortunato di lui passo senza levarmi le scarpe: quanta polvere! …

Un tenente, un valoroso, sputa sdegnoso sul macigno rovesciato su cui si vede la scritta tedesca … E cosi siamo in terra redenta …

Quanto sole, quanta polvere, quanto caldo. Poi rientriamo in Italia dopo aver bevuta l’acqua redenta a Visco, per finire a Villanova, misero paese di frontiera.

Non ne posso più, è sera. Ho portato lo zaino solo per ostinazione. Stasera dicono che si va al fronte. Sto fresco.

Villa Nova dell’Indrio. Paesetto di confine. Poche case col relativo fienile allineate lungo la strada, una vecchia Chiesa.

Ci accampiamo in un terreno seminato di fresco: il contadino protesta! … Davanti ci sta Cormons, la prima cittadina redenta, a cui sovrastan le verdi colline del Caglio.

Superba catena, l’avanguardia delle Alpi brulle, che si stende a corda, dicono, fino a Gorizia. Il Caglio è già tutto sorpassato dai nostri, o almeno fino verso Podgora …

Parecchi drachen—ballon, librati nell’azzurro del ciclo e luccicanti al sole ci dicono che là sono i nostri …

Bagno nell’Indrio. Sotto la tenda vi è un caldo che soffoca.

Quando vi è il sole non si può resistere. Oggi siamo andati a bagnarci nell’Indrio. Era il piccolo torrente che segnava il confine: sulle sponde vi sono ancora le garritte dei finanzieri, tutto attorno prati ed alberi alti e folti … quanta poesia qui attorno … sotto questi pioppi …

A Borgnano, oggi si parte, non si sa per dove: dicono pel fronte.

Dopo una serie di ordini e contrordini ci accodiamo alle truppe della Divisione e via: varchiamo l’Indrio.

 

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.A cura di Maurizio Sampieri