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Prima parte: 1915

 

Gesù vorrei pregare di cuore … con fervore come facevano i santi … invece … Mi sovviene del seminario, della mia cameretta, della cappella, dei compagni, dei miei superiori, dei miei amici diletti … come si pregava di cuore in cappella … nella mia camera, davanti a quelle immagini; Gesù io Vi chiedo ancora quelle grazie … ve le chiedo con tutto il cuore … spero che ora sarete più pietoso con me … Poi i miei amici Vi pregheranno per me … Oh! sì, erano tanto buoni … non mi dimenticheranno … Qual notte scompigliata! Quanti sogni interrotti bruscamente … Quanti urti … Quante volte mi sono svegliato di soprassalto … e il treno fuggiva … fuggiva sempre … e mi strappava dal cuore tante cose … e mi allontanava da tanti affetti … da tante speranze …

Portogruaro. Il sole è già alto … siamo tutti anneriti e affumicati … le mani piene di polvere e di nero …, e non c’è acqua neppure per bere …, si prosegue per Casarsa e Spilimbergo … vecchi nomi della scuola e quindi vecchi amici … veggo lontano il campanile di Pordenone … poi il bel duomo di Casarsa … Oh! la mia passione per l’arte cristiana! … Addio cari studi …

A Spilimbergo ci fanno proseguire per Pinzano. Si veggono bene le Alpi in tutta la loro maestosa bellezza … la guerra lassù per noi deve essere oltremodo faticosa …

Cominciamo ad entrare nelle strette vallate e a rasentare i fianchi delle colline che fan gradino alle loro madri: le Alpi … Come sono alte quelle montagne … ogni descrizione è insufficiente e sbiadita … bisogna vederle … chi ci starà lassù … quelle cime si vedono ancora da casa mia. La mamma però stamattina non penserà che io stia al loro piede … Pinzano, ore 10 … Caldo, sete e stanchezza. Smontiamo in mezzo a un diluvio di carri, cavalli e uomini … poi ci arrampichiamo sulla strada e discendiamo sulla sponda del Tagliamento per accamparci …

Come è sempre nuova la sveglia al campo! L’alba comincia appena a sbianchire le colline che digradano giù giù lungo il fiume … e la rauca tromba viene a rompere il vostro dormiveglia. L’acqua del Tagliamento scorre limpida e fredda. Non so perché ma questo fiume esercita sulla mia fantasia un fascino strano … alla sorgente di questo fiume i nostri già combattono … e qui regna tanta calma … le Alpi ci sovrastano in tutta la loro austera bellezza: con le loro cime par quasi che vadano ad incunearsi nell’azzurro purissimo del cielo … E lassù, su quelle cime sono i nostri forti, i nostri soldati vegliano …

Pinzano è un piccolo paese arrampicato sul dosso di una collina, alla sommità della quale un castellaccio smantellato sbriga ora le funzioni di polveriera …

La chiesa, occupata per due navate dal Commissariato, non presenta nulla di rilevante, il campanile è massiccio e pesante.

Questo ha tutte le caratteristiche dei paesi di montagna … i contadini con le loro mucche e i carri pieni di fieno passano per le sue vie. I fienili fanno bella mostra di sé sulla piazzetta, le botteghe anguste e poco pulite stentano a capirci e guardano a noi soldati con diffidenza …

Tutti gli uomini soggetti ad obblighi militari, alpini in massima parte, sono richiamati: le donne ora ne fanno le veci, falciano il fieno e ritornano a casa con le loro gerle cariche in modo inverosimile … A distanza si potrebbero scambiare per un biroccio di fieno …

Levata del campo.

Per tutta la notte i cucinieri han lavorato ai loro fuochi, là fra i pioppi … per le due e mezzo devesi distribuire il rancio. Sono le due : la tromba suona la sveglia … subito il sergente d’ispezione, più burbero del solito, con una lanterna da campo visita le tende:

    Sveglia, su, fare lo zaino!  urla esso …

I soldati si alzano, si stirano, una fregatina agli occhi e via: bisogna affardellare lo zaino …

D’un tratto sinistre fiamme illuminano la scena … Il poco fieno che ha servito da letto brucia crepitando e manda strani bagliori su le facce dei soldati … la cittadina di tela è crollata … gli abitanti se ne spartiscono le spoglie e qua e là si bisticciano furiosamente …

Gli zaini si gonfiano: a forza di pugni e di calci bisogna farci entrar tutto, le gavette e le sciabole sono spesso urtate e sbattute … par di assistere ad una rappresentazione di zingari … di quelli che fanno i magnani … in rango, per due di fronte, gavetta e tazza alla mano … il sergente, con gli occhi stravolti sotto la lanterna, fa l’appello.

Ad ogni nome uno si avanza dopo aver risposto un “presente” in tono non mai eguale … poi il giro … uno gli allunga una pagnotta … l’altro gli riempie la tazza di caffè …, più innanzi un altro nel dargli il brodo glielo versa, nel buio, sui piedi. E con questo si marcerà fino a mezzogiorno: 30 Km. E nel buio si consuma in fretta il rancio … fatto nel buio. E dire che una volta ero così delicato e schizzinoso … Ad ogni tanto qualche cosa di diverso urta nei denti … si sta un po’ a denti alzati, perplessi e poi … con uno sforzo eroico … i denti si riabbassano e si prova di dimenticare …

Intanto, sono le tre, le squadre sono in ordine, i plotoni già formati, il capitano già a cavallo attende impaziente … il tenente già pesta e grida …

    Primo plotone avanti —

Trenta Km. ci attendono oggi … è la prima marcia … dopo il richiamo. Ci eravamo già dimenticati di queste cose … ma fin che è fresco … si va … Quelli in testa cantano le solite canzoni …

E’ domenica, io penso, e in seminario o alle loro case, i miei compagni a quest’ora dormono ancora il sonno dolce e puro dei buoni …

Oh! come ricordo la felicità perduta … dormono placidi … alla loro mente sorride già la chiesa in festa e affollata … e Gesù che discende nella mistica penombra fra il canto tenero ed il suono dell’organo … Come è dolce allora la preghiera … come mi par dolce … i miei occhi si gonfiano di lacrime: abbasso la visiera del berretto … porto il sottogola sulle labbra e mi provo a pregare anch’io … : Gesù venite almeno in ispirito nel mio cuore. Vi desidero … Vi riceverei con tanto amore.

E, ad uno ad uno, i miei cari amici sfilano nella mia fantasia devoti e sereni a piè dell’altare … ecco il posto che io occupavo … ora è vuoto …

Passiamo il ponte di Pinzano, un magnifico ponte di cemento armato, che unisce le due sponde del Tagliamento sulla stretta Pinzano – Ragogna … ove pare che le montagne scoscese si avvicinino per baciarsi.

Il ponte è guardato dai “terribili” ed è fortificato: è la prima visione di guerra che mi fa un po’ pensare. Ragogna dorme ancora nel fresco del mattino … solo il campanaro suona l’Ave Maria … i soldati alloggiati lungo la strada corrono a vederci e ci scambiamo i nostri clamorosi saluti … Pigliamo la strada di San Daniele … siamo nella parte più bella del Friuli: a sinistra le Alpi, a destra la pianura ricca di grano, di gelsi e di viti … poi più in basso i prati naturali popolati di allodole …

Facciamo il primo alt presso una chiesa, tutta aperta, gaia e festosa in attesa dei devoti mattinieri … Le donne passano tenendo per mano i bambini.

Una vecchiarella ci invita a messa …

- Andiamo alla guerra – le rispondiamo noi …

- Ci ho tre figli anch’io. –

Il sole si alza maestoso e bello … quanto prima si brucerà la fronte ormai curva sotto lo zaino …

I paesi sfilano ad uno ad uno presentati e preannunciati dal loro snello campanile …

I campanili del Friuli e non privi di una certa espressione artistica … Ve ne sono alcuni con la cupola bizantina … altri con dei santi sulla vetta … il sole batte con forza sulla campagna e sulla strada: non si può fissare lo sguardo sul bianco di essa senza rimanerne abbacinato, la polvere entra da per tutto, si sente negli occhi rigonfi, fa prurito nelle orecchie, si mastica fra i denti, inargenta la barba e i capelli, fa risultare tutte le linee del viso come su una scultura antica …

Abbiamo già fatto l’alt per la quarta volta … e il campanile che segna la tappa, si vede appena spuntare col suo angelo, in mezzo all’aria afosa e bollente. La borraccia è già secca … fontane per la strada non se ne trovano … si incontrano giovanotti e ragazze vestite a festa che vanno alla messa … si incontrano bambini tutti si fermano a guardarci … noi mostriamo la tazza di latta polverosa chiedendo dell’acqua … intanto il sudore scende giù per tutta la persona come una doccia e schizza fuori dagli abiti.

I borghesi ci guardano e ridono perché siamo sudati ed impolverati …

13 Giugno = Nogaredo. Festa di S.Antonio da Padova. Sudati e stanchi sfiniti arriviamo a Nogaredo. Fatto l’alt all’ingresso del paese … quattro di noi cadono svenuti. La gente si affolla pietosa e poi ci segue buona e commiserevole …

Che sollievo buttar lo zaino su un po’ di paglia trita e sedervi accanto per trarre un sospiro … Poi ci guardiamo attorno: come siamo conciati … Chi si fosse buttato in un bagno dalle scarpe al berretto e poi sdraiato nella polvere, come fanno i somarelli, sarebbe più pulito di noi …

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.A cura di Maurizio Sampieri