Pagina 14

.

Seconda parte: 1916

.

17 luglio = Una nota pessimistica: del resto non sento mai altro che pessimismo …

Ogni giorno è una speranza che mi vien meno … un demone che mi si aggiunge ai capegli

18 luglio = “Te felicem ex hoc mundo transitum”. Non ci resta da sperar meglio. Temo quanto mai di impazzire o di incretinire come un idiota! Come si deve vivere così?

19 luglio = Idem come contro

20 luglio = Pioggia a catinelle: siamo bagnati come pulcini. Pare che quassù siansi scatenate tutte le ire del cielo!

21 luglio = Quanto mai mi par lontana la casa mia! I miei studi! La felicità di un tempo nel seminario, quando mi sentivo di amar tanto il Signore! Quando ero forte e sicuro nella mia vocazione! …

22 luglio = Bombardamento a Clama: vari proiettili fra cui un 280 cadono sul nostro posto. Un ferito solo. Decisamente qualche Santo ci protegge. Però è ben duro questo tirare innanzi la vita proprio coi denti! Gesù proteggeteci! …

23 luglio = Piove a dirotto: meno male che non piovon granate oggi! Ieri l’abbiamo passata bella! … Oggi non si sa come ripararci dalla pioggia. Se fossi a casa oggi! Che bella domenica dev’essere! …

24 luglio = Gesù io non ho mai sentito tanto bisogno del vostro aiuto e conforto come oggi! … E mi sento così lontano da Voi ora … Gesù traetemi a Voi … datemi la pace dell’anima … Ve ne prego, Gesù! …

25 luglio = Mi sento stanco e, più che stanco, oppresso nell’animo da mille affanni. Datemi Voi o Gesù, la grazia di ritornare qual ero, la grazia di essere buono, la pace dell’anima …

26 luglio = Giorno questo che poteva essere della mia consacrazione! Qual differenza! Mio buon Gesù! Deh! Almeno fossi buono, pio, fedele a Voi … Gesù mi vergogno, pur davanti a me stesso … mi sento cattivo ora e tanto …

27 luglio = Tre anni fa! … O mio diletto amico, tu salivi l’altare ed io speravo guardando al futuro … speravo … ma ahimè invano … Qual disastro in me stesso!

28 luglio = “Fatevi coraggio! State rassegnati alla volontà di Dio!”

La volontà di Dio è questa? Il capriccio di pochi oligarchi! Lo sterminio del popolo! … Sono io ancora così diverso da quello che ero? Quasi quasi ne dubiterei! …

29 luglio = Sono io ancora così diverso da quello che ero? … Quasi, quasi ne dubiterei! …

30 luglio = Oggi è festa: il sole par che risplenda più gioioso!

Il campanile di Camporovere è svettato della guglia come fosse un fiore: povero campanile, quando suonerai la pace dal tuo moncone? 

La bandiera della Croce Rossa.

Salve o bandiera crociata! Salve o croce vermiglia in campo bianco! Quale insegna si poteva scegliere più gentile e piamente espressiva? Nessun’altra insegna ti può fare invidia! Vermiglia era l’insegna che adornava il petto dei crociati! Ma la tua gloria non conosce la strage! Tu sei vermiglia di amore e di carità, tu sei candida di eroismo come i gigli di San Luigi. Attorno a te, quanto più infuria la strage, aleggia il sorriso del Redentore: il Re della Pace. E per ciò che sai garrire impavida dove più dura è la strage: perché non paventi il tuonar delle artiglierie, il crosciar dei fucili, il crepitio delle mitragliatrici, il fragoroso rintronare delle granate, il lampo vivido delle baionette! … Pur quando l’ira sembra sola imperare sugli uomini, e la furia della morte tutto travolgere, bianca suora di carità tu apporti il sorriso della giustizia, il segno che sul mondo tutto ciò che è buono non è ancora sommerso, che nel cuore umano esiste ancora la pietà e la tenerezza … L’eroe ferito, presso di te, si sente sicuro e spera … come sei bella o piccola, intrepida e candida bandiera crociata! Quando tu passi garrendo baciata dal vento, scorta ed usbergo di chi per la Patria ha dato il sangue.

31 luglio = Quanta malinconia qui: quanta mala voglia, quanti desideri vani e deprimenti. Domine, domine, quid me vis facere?

1 agosto = Ecco un altro mese! Signore, che sia migliore degli altri!

2 agosto = Oggi perdono di San Francesco! O santo della poesia e della penitenza, Santo delle estasi e della carità a te ricorro ricordandoti di chi fu tuo devoto …

3 agosto = Mai e sempre: ecco le due parole che, quasi pensando all’eternità, risuonano ora ai nostri orecchi: poveri soldati in eterno! … Bombardamento!

4 agosto = Ieri fummo presi di mira dai tedeschi che ci regalarono alcune granate … Un po’ di paura: non ero disposto a morire; ecco tutto.

Forse i tedeschi volevano farci scontare un elogio alla Sanità, apparso sul Corriere! …

5 agosto = Meglio così che peggio! … Contentiamoci di essere vivi, di nutrire ancora la speranza di rivedere i nostri cari! … Così diceva un soldato scampato alla morte! Io però mi chiedo: val la pena di vivere a costo di tanta fatica? …

“Che cosa è la morte?” Farsi questa domanda al Fronte pare la cosa più ingenua e cretina del mondo. Oh bella! La morte è quella cosa che si vede, si incontra ogni secondo, quella cosa senza nome che qui trovasi in ogni luogo, anche nel più piccolo e inverosimile ed in ogni istante di tempo. A pensarci bene è un vivere curioso il nostro: di ogni cosa si è incerti a modo di esempio: non sapete se potrete mangiare e quando, ignorate dove andate e dove dovrete arrivare; non conoscete il paese; siete soggetti a sconosciuti, in compagnia di gente mai vista; non sapete se, dove e quando potrete dormire: vi circonda l’ignoto. Una cosa sola siete sicuri di trovare, di incontrare, di vedere vicino a voi, di sentire passare a voi da presso: la morte, l’ombra di chi è al fronte.

Essa, amica buona, sorella pietosa, o ladra traditrice vi segue, vi prende, vi corre intorno, vi sfiora, vi accarezza, vi provoca, vi sferza e vi tormenta ovunque volgiate il passo e lo sguardo.

Da quella casa bruciata e sventrata, da quell’albero divelto, da quella roccia frantumata, vi attesta tutta la sua ingorda sete di sangue.

Da quella tomba semplice, ombreggiata da un pino, coperta di fiori, vegliata da una croce di legno, segnata a matita, stinta, con caratteri che sembrano geroglifici, vi canta tutto il suo poema di pace, tutta la sua lirica cristiana di quiete e riposo. Ma pure essa vi minaccia, come un ringhioso mastino, dallo scoppio fumido e cupo del 305 vi schernisce col suo teschio ghignante, col suo riso freddo e tagliente quando si accompagna allo sferrarsi sibilante delle shrapnels.

Da quel misero corpo accasciato in un fosso, scoperto alle mosche, agli insetti, al sole e alle piogge; vi dice quanto sia l’abbandono in cui vivete, lontano dai vostri cari.

Quelle tombe, scavate sotto la trincea nemica conquistata, vi cantano un poema di epico eroismo: quelle rozze iscrizioni, pietoso tributo di affetto dei superstiti, sono incise nella Storia, esse sono più belle e forti dei versi di Omero.

E così, a volte, tu sei pur bella o morte. Tu che dandoci la gloria ci liberi da tanti mali per condurci a Gesù, per darci la felicità intera! E si muore così presto al fronte!

Ognuno di questi che la morte tocca, se morisse a casa propria in mezzo ai suoi cari, qual differenza! Figuratevelo un poco: i pianti, le cure amorose, la lotta per vincere la malattia, le preghiere, il dolore dei parenti, i funerali.

Qui si muore alla semplice, in fretta … qui la morte è buona cacciatrice, passeggia pel prato fiorito della vita e della giovinezza e la sua falce recide d’un colpo i fiori a manipoli, come fa il contadino con lo strame di primavera. E come si muore qui? In tutte le maniere e ad ogni istante, è la cosa più facile del mondo, naturalmente. La morte vi circonda con l’aria che respirate: essa vi può ghermire ad ogni istante.

Tutto sta tener la via giusta per rasentarla sempre senza incontrarla: qualche cosa come camminare sul filo del rasoio, come dice il popolo. Tutto sta nel saper scegliere il punto giusto! Come dicono i saltimbanchi. Qui si gioca d’azzardo con la morte: la partita in ruolo è la vita.

E la signora morte è anche capricciosa. Come un bravo cacciatore par che alle volte disdegni le facili prede, preferendo i bei colpi, i tiri audaci e meravigliosi.

A volte invece è poltrona e ghermisce lenta e sicura chiunque si attardi impressionato e stanco.  Generosa come il leone, a volte, anzi spesso, risparmia l’audace che intrepido la sfida, di essa non curandosi, guardandola bene in faccia per imporle rispetto quasi e soggezione … “Audaces fortuna iuvat” ! …

Figuratevi un prato scoperto su cui voi dovete avanzare: alla vostra destra, a 200 metri, un piccolo poggio che innalza come lo spalto di un vecchio castello e tutto domina il sentiero che voi dovete passare. Quella tinta incerta che forma come una linea ondulata è la trincea nemica.

Là cento, mille occhi vi spiano, misurano il mirino del fucile, col dito che preme sul grilletto … cento, mille fucili, sono puntati su di voi … e voi avanzate, intrepido, calmo, spedito, vorreste far vedere che non vi spinge nessuna cura, ma dentro di voi sentite mille bisogni di far presto.

Mentalmente fate e rifate il sentiero ideale che vi prefiggete di fare; che in simili casi non vi sono strade fatte, né cercate di indovinare i punti più esposti e quelli più sicuri.

In quella curva rallenterete e là vicino a quei fiori camminerete più forte, un po’ più su girerete alquanto più a destra, là più a sinistra.

E intanto vi accorgerete che le vostre gambe, furtivamente, nell’assenza della vostra mente, hanno preso un passo molto, troppo veloce, per non dire una fuga. Rallentate il passo per far capire che non avete paura: guardate alla linea nemica, quasi intravedete quei cento, mille occhi che vi misurano il passo attraverso il mirino del fucile col dito al grilletto.

Passati in rivista tutti quei visi con un sol occhio aperto: quello sul mirino. Perché non vi tirano? … Ognuno forse aspetta il momento migliore affinché il colpo sia favorevole: tocca a voi il non darlo …

Oppure ognuno aspetta un ordine, nessuno vorrebbe essere il primo, oppure per quelle menti, in quell’istante non passa l’ispirazione di tirarvi … Ecco a qual tenuissimo filo è sospesa la vostra vita!

Se ci pensate, forse fate uno scatto, un segno di fuga, un arresto per cercare un rifugio. Basta questo per tirarvi addosso una scarica a salve.

E che passa pel capo al primo ta-pum, al primo sparo, al primo fischio che vi sentite vicino, al primo shrapnels che a volte il nemico ha il generoso pensiero di sciupare per voi? Sono pochi minuti, pochi metri di terreno da percorrere: ma questo è sufficiente perché attraverso il vostro animo passi la più grande tragedia vissuta …

6 agosto = Oggi è festa! … Gesù, cosa dovrei io dirvi? …

Deh! Perdonatemi! Poiché sono un povero disgraziato!

7 agosto = Onomastico del babbo e del mio caro amico, dell’unico amico degno di tal nome! Fossi a casa! …


Pagina 14

.A cura di Maurizio Sampieri