Pagina 13

.

Seconda parte: 1916

.

1 luglio = Sono disceso oggi a Marostica su un camion. Quale contrasto! … Laggiù si miete, tutto è pace, la vita prospera bella in mezzo al grano biondo e maturo. Mi pareva tornare a casa dal collegio, quando ai bei tempi andavo in vacanza. Avevo già dimenticato la guerra. Ma un velivolo nemico volava su nel cielo: lasciò due bombe sul castello di Marostica che scoppiarono con fragore sordo e villano. Le vecchie mura merlate, avvezze alla batista e amiche dell’arciere, parvero guardare e disprezzare un avversario così poco cavalleresco. Pazienza, o vecchie mura merlate, felici voi che avete passato la giovinezza nel secolo di ferro: si sta peggio nel secolo dei progressi e del fumo … Che spettacolo, che quadro magnifico per un pittore del Cinquecento la conca d’Asiago: un cielo di paradiso, qualche colpo isolato: laggiù Camporovere, con la chiesa in fiamme: il campanile illuminato dai loro bagliori; dietro il Verena, da cui il tedesco guarda, ci spia. Perché la guerra? Perché tanta rovina? Perché tante morti? E’ così bella la pace e la vita!

2 luglio. Ho due date importanti finora da ricordare: 30 ottobre 1915 e 2 luglio 1916. Quest’oggi in sul mezzogiorno, il nemico cominciò maledettamente a tirare granate su “Clama”, tre casette vicino ad Asiago, dove eravamo rintanati.

Rimasto ferito uno dei nostri, dopo aver dato mano a fasciarlo, ci eravamo ritirati in quattro, compreso il ferito, dietro il vano di un angolo di muro, in una camera scoperchiata che serviva da magazzino e da fureria. Dopo pochi minuti, ecco partire il colpo dalle posizioni nemiche: un fischio basso, breve: uno schianto, un bagliore, un odore acre e soffocante di polvere bruciata, di salnitro, di zolfo; un rovinio di calcinacci sul nostro capo.

La testa rintrona per lo scoppio, ho la sensazione che tutta la casa mi rovini sul capo: la polvere dei calcinacci è così fitta che oscura completamente la vista. Sento sull’elmetto di metallo due colpi secchi e rimbalzanti. Quando la polvere si è diradata, fuggo sollevando il ferito tutto bianco di calce.

L’elmetto mi ha salvato da una ferita, l’angolo di un muro dalla morte. Sarà questa l’ultima volta che la scampo? Sarò sicuro di rivedere i miei? Sono grato al Signore che se anche fossi morto, avevo nel mattino potuto fare la Santa Comunione … Alla sera scappiamo da Clama, o meglio nel mattino seguente alle 2.

Un riflettore dal monte sopra ci investe col suo cono di luce e ci spia petulante. Si fa alt in un bosco di abeti a breve distanza: tutto il giorno presi di mira dai grossi calibri del nemico. Che momenti questi, quando si sente il proiettile, raschiante come un vecchio catarroso preso da tosse, passare sui nostri capi, rasentando le cime degli abeti.

Si dilatano gli occhi, si tende l’udito, si studia un riparo, si rimpicciolisce la persona contraendo ogni muscolo …

Poi si respira quando si sente lo scoppio un po’ distante …

Torniamo a Clama la sera del 3.

Ora ci staremo ad ogni costo. Mi metto ben a posto in una stalla e mi addormento pacifico, sognando le più belle cose del mondo.

4 luglio = Granate abbondanti! … Un 305 è rovinato su un boschetto cacciando per aria un abete schiantato alle radici.

Al mattino mi desta il rombar del cannone ed il cigolio delle granate in arrivo. Quanta poesia nuova! Un tempo erano gli uccelletti che ci seccavano al mattino con i loro cinguettii romantici! Variata placent! …

Giornata calma nel resto. Fa freddo: io penso ai miei, oggi intenti alla mietitura del buon grano.

5 luglio = Nessuna novità: le solite granate petulanti. D’ispezione: quando finirò questo servizio seccante? Quando potrò ritornare a casa mia? Quando potrò tornare a pregarvi e amarvi Gesù?

6 luglio = Grande bombardamento di artiglieria. Le granate e gli shrapnels si incrociano per l’aria, tinnendo forte come le corde di un mostruoso strumento, teso fra noi e il nemico.

7 luglio = Camporovere. Al posto di medicazione: 24 ore senza mangiare. Ritorno sotto il fuoco delle artiglierie: un rimbombo d’inferno! …Ho attraversato Asiago, bella violata barbaramente.

Si attraversa Asiago distrutta, si avanza al coperto più che si può, costeggiando le case, poi la strada e la ferrovia. Si giunge all’osteria del Edelweiss, bel nome! Peccato che lì attorno siano scoppiati dieci colpi da 305. Poi fatto una sosta dietro i ruderi dell’ultima casa isolata, ci si caccia risolutamente nel sentiero che mena diritto a Camporovere.

Il sentiero è segnato sul fieno alto di un Prato, segna proprio il mezzo di un avvallamento prodotto da due ripiegature del terreno, che formano il sistema ondulato di tutta la conca d’Asiago.

I tedeschi sono lì sopra a 500 metri e ci spiano: i loro ta-pum ed il cigolio di qualche pallottola ci dicono che ci hanno visto. Si è perfettamente scoperti. Se fra di loro vi è qualche bravo tiratore qui può fare dei colpi magnifici.

Camporovere è al limite del bosco, sulla strada che lo unisce ad Asiago. Al di sopra del paese, comincia il terreno difficile e roccioso ed i boschi del Monte Interrotto. Con le ultime sue case segna la prima linea nostra.

Al posto di medicazione: 24 ore senza mangiare. Ritorno sotto il fuoco delle artiglierie: un rimbombo d’inferno! …

8 luglio = “Calma sull’altopiano” leggeranno domani i cittadini italici … eppure non è mancata anche oggi l’occasione di tornare al Creatore! … O tempora! O mores! …

9 luglio = Oggi è domenica: sento una nostalgia vivissima di quiete, di pietà, di fede! … Se non c’era la guerra certo a quest’ora ero lieto e felice … Potevo anche essere già sacerdote, per lo meno suddiacono … Invece! qual differenza …

10 luglio = Per aria molti volatili contundenti: “diceva un tale”. Per terra stanchezza e poca voglia di far la guerra …

11 luglio = Idem come contro …

12 luglio = Come sopra: bombardamento, combattimento, morti, feriti … Perché vivere così sempre per forza? …

13 luglio = Un episodio tremendo. Dio mio che impressione terrorizzante! … Bombardamento intenso: ormai ho i timpani rotti.

Due posti di medicazione del 126° Fanteria incendiati con bombe! Settanta morti carbonizzati. Pochi superstiti mezzo abbrustoliti: capelli arsi, pelle cadente a brani, occhi da inferno: puzzo di carne bruciata! Un fatto crudelmente impressionante. Tentammo il salvataggio col nemico a 150 metri che ci sparava! … Che impressione, mio Dio! Credevo impazzire! … Progressi del ventesimo secolo!

14 luglio = Pioggia e calma oggi, dopo una notte intera passata a raccoglier feriti. Quanti dolori! Quante miserie! … Oggi sono come intontito: quando potrò ritornare a casa mia?



15 luglio = L’altra sera portai giù da Camporovere un ferito grave: lo visitarono solo dopo che fu morto, per palpargli in tasca.

Ho concluso, credo logicamente: “Per farsi visitar subito, bisogna arrivar morto” così ho detto. Mi hanno minacciato, alla lontana per fortuna, la fucilazione seduta stante. Meno male. Temo sentirmi dire, come è capitato a un altro soldato: - Ti fucilo per 20 giorni! …

Oggi è il compleanno del babbo! … Perché dura ancora la guerra.

16 luglio = Sole e calma. Camporovere sembra un paesino in festa per la sagra del patrono! Mancano solo i buoni montanari e la voce delle campane, non si sente un colpo … ma là: a 100 metri sono i tedeschi! … Il direttissimo “il 305”. Il bombardamento seguitava dal mattino, erano ormai le 13, con un crescendo da superare la più clamorosa fuga di Bach e di quanti altri musici vanti l’impero del Kaiser. Nell’aria, come da uno strumento immane, l’arpa di un gigante mostruoso e invisibile s’avvicendavano le note più disparate, i suoni più inverosimili.

Chi potesse radunare assieme tutti gli animali dell’universo e fare ad ognun d’essi emettere le grida che significano fame, rabbia e dolore, forse si potrebbe avere una riproduzione dell’armonia che in quel giorno faceva vibrare i timpani dei poco felici abitanti la conca d’Asiago.

Ai miagolii rabbiosi dei 75 facevano da basso i 149 a loro volta smorzati dal 210.

I 102 e tutti i medi e grossi calibri poi, facevano dei pieni meravigliosi prolungati spasmodicamente dalle schegge proiettate in ogni direzione, ridendo, ghignando, ruggendo.

Forse i futuristi-musici avrebbero qui trovato tutti i loro intona-rumori.

Poi un colpo, un boato, una scossa come di terremoto ondulatorio e sussultorio, indi un rumore di macchina in pressione, uno sbatacchiare di sportelli, un cozzare furioso di ferraglie, una fuga di ruote cui stringono forte i freni, un minare, un franare di tutto, di case, di mura … e noi, rannicchiati in seno alla madre terra, cerchiamo di vedere nell’aria che cosa vi passi, seguiamo con l’occhio la direzione del rumore: esso procede sempre più celermente, finché in un punto la terra ha un sobbalzo, si forma un vero vulcano in eruzione.

Poi una detonazione cupa, una vampa calda, una pioggia di lapilli, schegge e sassi, un ultimo schianto alle orecchie, come si lacerassero a un colpo le filiere di mille pianoforti …

E’ il 305, il “direttissimo della morte” …


Pagina 13

.A cura di Maurizio Sampieri